Siti di scommesse con licenza: la concessione, il numero e quello che resta fuori
25 ottobre 2026 · Elenco ufficiale dei concessionari ADM e condizioni contrattuali dei singoli operatori.
Chi cerca un bookmaker legale in Italia cerca una sola cosa, e di solito la cerca nel posto sbagliato. La domanda non è quale marchio «sia AAMS» — quel timbro non esiste su nessuna homepage in modo verificabile — ma quale sito compaia nell’elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza che ADM pubblica e aggiorna. Quell’elenco, letto il 25 ottobre 2026, conta 52 righe e 52 codici, da 16000 a 16051, ognuno agganciato a un sito .it. Fuori da quelle righe c’è il resto: marchi che navigano il mercato italiano dalla riva opposta, con una licenza straniera che qui non vale nulla.
*Dati aggiornati al Ottobre 30, 2026 sulla base dell’elenco ufficiale di ADM.*
Il punto che quasi tutte le guide saltano è che la concessione è per sito, non per azienda. Eurobet Italia S.r.l. ne amministra tre — Eurobet, Bwin e Gioco Digitale — e ogni riga dell’elenco vale per sé. Poi c’è il silenzio più scomodo: l’elenco non ha una colonna dei giochi. Un nome autorizzato non dimostra da solo che quel concessionario offra scommesse sportive, perché la concessione può coprire poker, casinò, exchange e bingo in qualunque combinazione. Che il calcio, il tennis e l’ippica siano nel programma di gioco lo dice il sito dell’operatore, non l’elenco di ADM. E una presenza in una classifica — questa inclusa — non è una concessione: è una scelta editoriale.
I fondamenti: che cosa rende legale un sito di scommesse in Italia
Partiamo dal meccanismo, perché senza di esso il resto della pagina è un elenco di nomi. In Italia il gioco a distanza con vincite in denaro può essere offerto soltanto da chi possiede una concessione rilasciata dall’ADM. Non è una licenza comprata a sportello: le concessioni si assegnano per gara pubblica, e il Decreto legislativo 25 marzo 2024, n. 41, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 78 del 3 aprile 2024, è il testo che riordina il settore. Il bando di settembre 2025 ha assegnato 52 concessioni a 46 società su 93 domande, a circa 7 milioni di euro per nove anni, e il nuovo regime è partito il 13 novembre 2025.

Nove anni, poi si chiude. L’art. 6, comma 3, D.Lgs. 41/2024 fissa quel tetto senza rinnovo automatico, e i requisiti per partecipare alla gara non sono ornamentali: serve una società di capitali con sede nello Spazio economico europeo, un piano di investimenti e l’impegno a rispettare i limiti di deposito che ADM stabilisce nel bando stesso (art. 6, comma 5). Condizioni e regime fiscale restano fissi per tutta la durata (art. 4, comma 3; art. 5, comma 3), il che significa che le regole con cui firmi oggi sono le stesse con cui giocherai tra sette anni. Sul lungo periodo è la garanzia più concreta che il settore offra.
L’art. 6, comma 1 elenca che cosa si può offrire a distanza sotto concessione: scommesse a quota fissa e a totalizzatore su eventi sportivi, simulati compresi, e su corse dei cavalli; totalizzatori sportivi e ippici; i giochi di ippica nazionale; giochi di abilità, carte e giochi di sorte a quota fissa; scommesse a quota fissa con interazione diretta tra giocatori, cioè l’exchange; bingo. Un concessionario può detenere uno solo di questi diritti o più d’uno, e da qui nasce l’equivoco che porta tanti lettori fuori strada.
La concessione vale per il sito, non per il marchio
La differenza tra «il marchio X ha la licenza» e «il sito esempio ha la concessione n. 160xx» sembra una sottigliezza da avvocati. Non lo è. ADM rilascia il titolo per singolo sito, e l’elenco letto il 25 ottobre 2026 associa ciascun codice a un solo indirizzo .it. Il concessionario quasi mai porta il nome del marchio: dietro Bwin e Gioco Digitale c’è Eurobet Italia S.r.l., dietro Lottomatica c’è Goldbet Better Organization Italy S.p.a., dietro Betsson e Starcasino c’è Azzurri Limited. Chi confronta un dominio con una ragione sociale diversa rischia di concludere che il sito sia irregolare quando è semplicemente amministrato da un’altra società dello stesso gruppo.
C’è anche un secondo effetto, più pratico. Se un concessionario decide di chiudere un sito e aprirne un altro, o se un gruppo ne gestisce tre, il numero da controllare cambia da indirizzo a indirizzo. Il numero di concessione che leggi nei termini del conto di gioco è quello che vale su quel sito e per quel sito. Nient’altro.
L’elenco di ADM è l’unica prova che serve
Per sapere se un operatore è autorizzato si consulta l’elenco citato in apertura: è la risposta che ADM stessa dà a chi chiede come si verifica un bookmaker. La legge aggiunge il resto — l’art. 22 del D.Lgs. 25 marzo 2024, n. 41 prevede che ADM, d’intesa con la Guardia di Finanza, rediga sia la lista dei siti di offerta legale riferiti ai concessionari sia quella dei siti inibiti, e le renda pubbliche sui siti istituzionali dell’Agenzia e della Guardia di Finanza. Due elenchi, due significati opposti, entrambi pubblici.
Quello che l’elenco non fa è dirti quanto è buona l’offerta. Non contiene quote, non contiene margini, non contiene la profondità del palinsesto, non dice se il cash out esiste o quanto dura la validazione del conto. È una condizione necessaria, non un giudizio. Chiunque ti presenti quella riga come una raccomandazione sta vendendo qualcosa.
Da qui in avanti la pagina segue la scelta che conta davvero: quali strade esistono per un giocatore italiano, che cosa offre ciascuna e a chi conviene l’una piuttosto che l’altra.
La normativa: come si legge un numero di concessione nei termini
Il titolo si dichiara, e si dichiara per iscritto. AdmiralBet nei propri termini scrive di essere concessionaria per il gioco a distanza in virtù della concessione n. 16048 rilasciata dall’ADM e di fornire il servizio tramite il sito AdmiralBet. Questa è la forma standard: numero, ente, indirizzo. Quando uno di questi tre elementi manca, il lettore ha già la sua risposta.
Il controllo completo richiede due passaggi, non uno. Prima si cerca il marchio nell’elenco ADM e si annota il codice agganciato al .it; poi si apre la pagina dei termini dell’operatore e si verifica che il numero dichiarato coincida. Nel caso di AdmiralBet i due riscontri combaciano: 16048 da entrambe le parti. È banale da fare e quasi nessuno lo fa, perché la maggior parte dei lettori si ferma al logo rassicurante in fondo alla homepage.
Il palinsesto è approvato evento per evento, e questo cambia il confronto tra bookmaker
L’art. 2, lett. s), D.Lgs. 41/2024 definisce il «palinsesto» come il programma di eventi — sportivi, corse dei cavalli incluse, e non sportivi — e di tipi di giocata preparato dal concessionario e approvato da ADM. Una scommessa si può accettare solo su eventi che stanno dentro quel programma approvato, e ADM aggiunge gli eventi uno per uno: a settembre 2026 ha autorizzato la Setka Cup, con bet365 come primo partner secondo la stampa di settore. Tradotto per chi scommette: due operatori italiani autorizzati possono avere due cataloghi diversi, e nessuno dei due sta violando qualcosa.
Per l’ippica la legge tiene separate due cose che il linguaggio comune confonde, le scommesse sulle corse dei cavalli a quota fissa o a totalizzatore (art. 6, comma 1, lett. a) e i giochi di ippica nazionale (art. 6, comma 1, lett. c; art. 2, lett. h), con vincente, accoppiata, tris, quarté e quinté, che richiedono una concessione propria. Un marchio può avere la prima senza la seconda.
Poi c’è il settore che sfugge a qualunque elenco: gli eventi simulati. L’art. 2, lett. v) definisce le «scommesse su eventi simulati» — competizioni generate al computer, ippiche e non, mostrate in animazione o mediante un evento reale preregistrato — e le ammette dentro una concessione per scommesse sportive. Le sezioni «Virtuali» che trovi sui siti dei concessionari stanno lì dentro, non in una zona grigia.
Un tetto di puntata non esiste: gli strumenti che limitano sei tu
Qui la legge delude l’aspettativa di chi cerca una protezione automatica. Un tetto statutario in euro sulle puntate di scommesse sportive non è previsto. Nessuna norma impedisce a un conto di giocare 500 € su una singola, e nessuna norma obbliga l’operatore a fermarlo.
Gli strumenti che mordono sono altri due. Il primo è il limite di deposito che il giocatore sceglie in fase di registrazione, su base settimanale o mensile. Il secondo sono i limiti personali dell’art. 15, comma 1, D.Lgs. 41/2024, che prevede autolimitazioni su tempo, spesa e perdita, limiti sugli importi depositati in un periodo definito — fissati dal concessionario in base all’età e al comportamento del giocatore secondo protocolli approvati da ADM — messaggi automatici su durata e spesa, strumenti di autoesclusione anche per categoria di prodotto e un canale di contatto aperto almeno cinque giorni a settimana per otto ore al giorno. La norma parla di limiti scelti o modulati, mai di un numero unico valido per tutti.
Il dato interessante arriva quando guardi come si comporta un operatore concreto. AdmiralBet chiede già in registrazione di impostare un limite massimo di ricarica, di spesa e di tempo di gioco su base giornaliera, settimanale e mensile, e precisa una asimmetria che vale la pena leggere due volte: un limite ridotto ha effetto immediato, uno aumentato entra in vigore dopo 7 giorni. Il freno funziona in un senso solo. È il dettaglio giusto da cercare nei termini di qualunque bookmaker, perché è lì che si capisce se il limite è uno strumento o una formalità.
Prevenzione: RUA, autoesclusione e identificazione
Il RUA, Registro Unico degli Autoesclusi, esiste dal 2018 e copre — questo è il punto che molti lettori non hanno chiaro — ogni piattaforma di gioco online autorizzata in Italia, non solo il bookmaker presso cui la richiesta è stata presentata. Chi entra nel registro non gioca più da nessun concessionario ADM, e le sale fisiche restano chiuse allo stesso modo.

L’art. 15, comma 1, lett. e), D.Lgs. 41/2024 obbliga i concessionari a offrire strumenti di autoesclusione, anche per categoria di prodotto, per un periodo scelto dal giocatore. La declinazione pratica è più ricca di quanto ci si aspetti: l’esclusione può essere trasversale — tutti i concessionari, con blocco dell’apertura di nuovi conti — oppure limitata a un singolo concessionario o a una singola categoria di gioco, come le scommesse a quota fissa. Un giocatore che vuole togliersi solo il calcio dal menu ha uno strumento per farlo.
Quanto dura l’autoesclusione e come si revoca
L’autoesclusione può durare fino a 270 giorni a scelta del giocatore oppure essere a tempo indeterminato, con revoca possibile solo dopo almeno nove mesi; quella a tempo determinato non può essere revocata prima della scadenza. La regola è rigida per costruzione: chi si esclude per sei mesi e ci ripensa al terzo non ha una scorciatoia. È esattamente questo che la rende utile a chi la usa sul serio.
Le condizioni di AdmiralBet mostrano la fotografia precedente, utile per capire quanto si sia mosso il quadro: l’autoesclusione era prevista per 30, 60 o 90 giorni oppure a tempo indeterminato, con effetto su tutte le piattaforme di gioco online autorizzate in Italia; dal 1° febbraio 2026 si va invece da 7 a 270 giorni, o indeterminata. Il ventaglio si è allargato in entrambe le direzioni, e i 7 giorni rispondono a un’esigenza reale — un raffreddamento breve dopo una serata storta — che prima non aveva una casella.
Durante l’autoesclusione registrata dal concessionario nel RUA non si possono fare depositi, giocate o aprire conti presso alcun operatore con concessione ADM, ma si può prelevare il saldo prelevabile. Il saldo resta tuo. È un dettaglio che rassicura e che vale la pena sapere prima di prendere la decisione, non dopo.
La richiesta si presenta in due modi, e il numero verde è gratuito
La richiesta di autoesclusione si fa dal portale ADM con SPID, oppure a uno dei concessionari presso cui si ha un conto aperto. Due canali, nessuna raccomandata, nessuna attesa. Il numero verde nazionale 800 558822 offre sostegno gratuito e anonimo a chi ha problemi con il gioco.
Sui siti senza concessione, invece, il RUA non arriva affatto. Un giocatore autoescluso che apre un conto su un operatore non autorizzato non è protetto da nessun registro, perché quello della protezione è un circuito chiuso: chi sta fuori dall’elenco di ADM sta fuori anche da questo.
L’identificazione del conto: SPID, CIE e la finestra dei 30 giorni
Un conto di gioco richiede identificazione piena. BetFlag, per esempio, rimanda alle procedure con SPID e con CIE accanto alla registrazione classica, e ricorda che il gioco è vietato ai minori di 18 anni. AdmiralBet apre il conto con la registrazione tradizionale — fronte e retro di un documento valido in formato .pdf, .jpg o .png — oppure con SPID di livello 2, che richiede anche un codice temporaneo OTP e importa i dati automaticamente. Goldbet ricorre a CIE tramite un fornitore SPID.
La trafila manuale ha un costo in tempo che molte guide sorvolano: senza SPID il conto va validato entro 30 giorni, altrimenti viene sospeso e i prelievi si bloccano. Trenta giorni sembrano tanti finché non ne passano venti e il documento fotografato controluce non è stato accettato.
Classifica e criteri: come ho scelto e ordinato questi dieci concessionari
La classifica che segue non misura quanto un marchio sia «sicuro»: su quel fronte sono tutti nella stessa posizione, perché tutti compaiono con un codice di concessione nell’elenco ADM e tutti operano su un dominio .it. Quello che li distingue è altro — quante cose si possono fare dentro il conto, quanto è largo il palinsesto, quanto costa arrivarci.
I criteri sono quattro, e li dichiaro perché tu possa contestarli. Primo: il titolo, cioè la presenza nell’elenco ADM con un numero verificabile e un sito .it dedicato. Secondo: la sostanza sportiva — campionati coperti, mercati, funzioni come il cash out o lo streaming, così come li descrivono gli operatori nelle loro condizioni e nelle schede delle loro app. Terzo: gli strumenti di protezione e di identificazione, compresi i modi di aprire il conto. Quarto: la trasparenza dei termini, cioè se le condizioni dicono le cose che servono — limiti, tempi di validazione, requisiti di giocata — invece di nasconderle.
Una cosa va detta con chiarezza prima delle schede: il mercato italiano non finisce qui. Esistono altri concessionari con concessione ADM, e un marchio assente da questa lista non è per questo privo di licenza. Questi dieci sono quelli su cui ho materiale sufficiente per un giudizio, nell’ordine in cui li ho valutati.
Tavola dei titoli e di ciò che i termini dichiarano
| Marchio | Numero di concessione e concessionario | Che cosa dicono i termini |
|---|---|---|
| BetFlag | n. 16008, Betflag S.p.a., su BetFlag | apertura del conto anche con SPID e CIE accanto alla registrazione classica; gioco vietato ai minori di 18 anni |
| Sisal | n. 16020, Sisal Italia S.p.a., su Sisal | nessuna dichiarazione sui punti di questa scheda |
| SNAI | n. 16032, Snaitech Spa, su SNAI | nessuna dichiarazione sui punti di questa scheda |
| William Hill | n. 16044, William Hill Malta Plc, su William Hill | bonus non prelevabili subito, da giocare secondo il requisito di giocata previsto dalle normative ADM |
| bet365 | n. 16030, Hillside (New Media Malta) Plc, su bet365 | nessuna dichiarazione sui punti di questa scheda |
| Planetwin365 | n. 16007, Pwo S.p.a., su Planetwin365 | nessuna dichiarazione sui punti di questa scheda |
| Betfair | n. 16028, Betfair Italia S.r.l., su Betfair | nessuna dichiarazione sui punti di questa scheda |
| Lottomatica | n. 16010, Goldbet Better Organization Italy S.p.a., su Lottomatica | nessuna dichiarazione sui punti di questa scheda |
| AdmiralBet | n. 16048, Admiral Bet S.r.l., su AdmiralBet | concessionaria per il gioco a distanza in virtù della concessione n. 16048; limite di ricarica, di spesa e di tempo già in registrazione; conto apribile con SPID di livello 2; autoesclusione da 30, 60 o 90 giorni o indeterminata, dal 1° febbraio 2026 fra 7 e 270 giorni |
| Betsson | n. 16027, Azzurri Limited, su Betsson | nessuna dichiarazione sui punti di questa scheda |
La terza colonna è volutamente sbilanciata, e vale la pena spiegare perché. I numeri di concessione sono pubblici e li hanno tutti; le dichiarazioni contrattuali, invece, le fanno solo gli operatori le cui condizioni contengono qualcosa su identificazione, limiti o bonus, e su quelle voci ho riportato la loro formulazione. Sulle altre righe la casella è vuota non per pigrizia: le condizioni di quei marchi non dicono niente su questi punti specifici, e riempirla con un’ipotesi sarebbe il modo più rapido per scrivere una pagina inutile. La differenza tra un operatore che mette per iscritto i propri limiti e uno che non lo fa è già un’informazione sul prodotto.
Le dieci piattaforme, una per una
BetFlag: il conto che si apre con lo Stato al posto del documento fotografato
La concessione è la n. 16008, in capo a Betflag S.p.a., sul sito BetFlag. Il punto che distingue BetFlag nella mia valutazione sta tutto nell’apertura del conto: il sito rimanda alle procedure di identificazione con SPID e con CIE accanto alla registrazione classica, e ricorda che il gioco è vietato ai minori di 18 anni.
Sembra poco. Non lo è per chi ha già provato a farsi accettare una foto del documento controluce. SPID e CIE portano i dati dall’identità digitale già verificata, eliminano la fase di approvazione manuale e tolgono di mezzo la finestra dei 30 giorni entro cui un conto senza SPID va validato, pena sospensione e blocco dei prelievi. Chi apre il conto di domenica sera con l’intenzione di giocare il derby ha qui un vantaggio concreto che non si vede nelle quote.
Sul lato sportivo, i materiali di BetFlag che ho potuto leggere non scendono nel dettaglio di campionati e mercati. Non è una mancanza che si possa colmare a naso: la profondità del palinsesto è una cosa che si guarda nel programma di gioco del sito, prima di versare.
Il verdetto. BetFlag ha il pregio di spostare la fatica dove non si vede: il collo di bottiglia di qualunque conto italiano è l’identificazione, e qui è la parte più rapida del percorso. Il resto, cioè quanto calcio e quanti mercati ci siano dentro, resta una domanda a cui risponde il palinsesto del sito e non questa scheda.
Sisal: più di 15.000 eventi live e un’app che entra con il dito
La concessione è la n. 16020, Sisal Italia S.p.a., sito Sisal. I numeri dell’offerta sono i più espliciti del gruppo: oltre 1.000 eventi al giorno per le scommesse sportive e più di 15.000 eventi live, con diretta streaming gratuita di partite di calcio, volley, tennis e basket.
Quindicimila eventi live è una cifra che merita di essere letta per quello che è: una misura di ampiezza del palinsesto live, non di qualità delle quote. Un catalogo sterminato e un margine alto convivono benissimo, e il numero da solo non dice nulla sul prezzo. Quello che dice è che chi vuole trovare un mercato su una partita di volley di secondo piano ha buone probabilità di trovarlo qui.
Sul lato delle giocate, Sisal propone la Scommessa DUO, la Supercombo, la Supercoppia, i mercati Goal, No Goal e Multigoal e le giocate su tiri in porta, rigori ed espulsioni; il Cash Out permette di chiudere la giocata prima che l’evento finisca. L’app Matchpoint per le scommesse sportive consente di accedere al conto gioco anche con Touch ID e di piazzare le scommesse da mobile — una comodità, e anche una ragione in più per impostare i limiti prima di installarla.
Il verdetto. Sisal vince sul terreno dell’ampiezza: se la tua scommessa tipica è un mercato secondario su un evento che gli altri bookmaker nemmeno listano, la copertura live è l’argomento che pesa più di ogni altro.
SNAI: sistemi, risultato esatto e il cash out per chi non regge fino al novantesimo
Concessione n. 16032, Snaitech Spa, sito SNAI. L’app SNAI Sport offre scommesse singole, multiple e sistemi, con mercati sul risultato esatto, sul numero di goal, sui tiri in porta, sui cartellini e sui rigori, e la funzione Cash Out per chiudere le schedine prima della fine dell’evento.
La parola «sistemi» è quella che colloca SNAI in una nicchia precisa. Chi gioca sistemi — combinazioni multiple con una struttura di copertura — non cerca un’interfaccia semplificata: cerca un bookmaker che li accetti senza trasformare la schedina in un puzzle. È una platea più ristretta e più esigente di quella delle singole, e SNAI la serve esplicitamente. Mercati come tiri in porta, cartellini e rigori appartengono alla stessa famiglia: scommesse che richiedono di guardare la partita, non solo il risultato.
Il Cash Out, presente anche qui, ha un costo che nessuna descrizione di prodotto mette in vetrina. Chiudere in anticipo significa accettare il prezzo che il bookmaker offre in quel momento, e quel prezzo incorpora il margine dell’operatore sulla situazione corrente. È uno strumento di gestione del rischio, non un regalo.
Il verdetto. SNAI è la scelta di chi costruisce la giocata invece di comprarla: sistemi, mercati di dettaglio e uscita anticipata. Chi cerca solo il 1X2 sulla Serie A trova qui tutto quello che serve e niente che lo riguardi.
William Hill: dieci euro subito con SPID, cinque dopo i documenti
Concessione n. 16044, William Hill Malta Plc, sito William Hill. Il Benvenuto Sport accredita subito un Bonus Sport da 10 € a chi si registra con SPID, mentre con la registrazione manuale è previsto un bonus di verifica da 5 € dopo l’invio dei documenti entro 96 ore. Due percorsi, due importi, una differenza di cinque euro che l’operatore paga per non dover verificare a mano.
I termini aggiungono il vincolo che conta più dell’importo: l’importo massimo di bonus utilizzabile su ogni scommessa è di 100 €, e i bonus non sono subito prelevabili ma vanno giocati secondo il requisito di giocata previsto dalle normative ADM. Un bonus che non si preleva è credito di gioco, non denaro sul conto, e il tetto di 100 € per giocata dice anche qualcosa di implicito: il bonus è pensato per essere consumato in più puntate, non in una sola. Chi punta grosse cifre singole lo trasformerà in saldo reale più lentamente di chi punta normale.
Il verdetto. William Hill rende visibile un prezzo che altrove resta nascosto: la differenza tra 10 € e 5 € è il costo della verifica manuale, scaricato sul giocatore sotto forma di bonus dimezzato. Chi ha SPID lo incassa senza pensarci; chi non ce l’ha paga la differenza in pratica burocratica.
bet365: il partner UEFA e un palinsesto che mette l’ippica accanto al basket
Concessione n. 16030, Hillside (New Media Malta) Plc, sito bet365. bet365 si presenta come Official Global Betting Partner della UEFA Champions League e offre scommesse su Premier League, Champions League, ippica, boxe, freccette, basket, golf e tennis, pre evento e live.
La lista degli sport è la cosa più interessante di questa scheda, e non per la Champions League, che è il pezzo di marketing più prevedibile del settore. Il punto è l’accoppiata ippica-freccette. Sono due mondi che raramente convivono nello stesso bookmaker, e la loro presenza dice che il palinsesto è costruito per un pubblico che scommette su quello che trasmette la tv, non solo su quello che riempie gli stadi. Un palinsesto approvato evento per evento da ADM, come ricorda la normativa, vale quello che vale la sua ampiezza: qui l’ampiezza è dichiarata dall’operatore stesso.
Il ruolo di partner globale della competizione europea non cambia nulla sul margine che paghi. Un logo ufficiale non rende una quota più generosa, e vale la pena ricordarlo ogni volta che un bookmaker mette una coppa sul frontespizio.
Il verdetto. bet365 è il bookmaker per chi scommette a ruota libera tra gli sport: se il tuo interesse si sposta dal calcio all’ippica e dalla boxe al tennis nella stessa settimana, la copertura larga batte la specializzazione.
Planetwin365: i campionati italiani minori che gli altri trattano come riempitivo
Concessione n. 16007, Pwo S.p.a., sito Planetwin365. L’app copre i principali campionati di calcio nazionali ed europei — Serie A, Serie B, Coppa Italia, Serie C, Premier League, Bundesliga, La Liga — e competizioni come Champions League, Europa League e Conference League, oltre a più di 20 tipologie di sport con risultati in diretta.
Serie C e Coppa Italia nello stesso elenco della Premier League: è questo che distingue Planetwin365. La Serie C è il campionato che molti operatori listano con due mercati e un ritardo di aggiornamento, quando lo listano. Chi segue la propria squadra di provincia sa quanto pesi la differenza tra un palinsesto che copre il campionato e uno che lo tollera. Più di 20 tipologie di sport completano il quadro per chi non si limita al pallone.
Il verdetto. Planetwin365 è il bookmaker di chi guarda le partite che gli altri non trasmettono: la copertura della Serie C e delle coppe nazionali è una scelta di prodotto, e per una fascia di giocatori italiani è la scelta che decide.
Betfair: l’exchange, dove il margine lo fanno i giocatori
Concessione n. 16028, Betfair Italia S.r.l., sito Betfair. L’app Betfair Sport propone mercati come Esito Finale, Under/Over, Multigol e mercati combo, e la sezione Supercombo con combo e mercati unici a quote maggiorate.
Betfair è però un caso a parte nella normativa italiana, e vale la pena fermarcisi. L’art. 6, comma 1, lett. e), D.Lgs. 41/2024 ammette le scommesse a quota fissa con interazione diretta tra giocatori, cioè l’exchange: l’art. 2, lett. u) chiarisce che il giocatore può essere puntatore o banco e il concessionario si limita a metterli in contatto in forma anonima. È l’unico modello in cui il bookmaker non fissa il prezzo, e quindi l’unico in cui il margine non è una decisione dell’operatore. Sulla documentazione di Betfair sono riportate regole aggiuntive per i conti sull’exchange italiano, come una puntata minima «back» di 200 centesimi in passi da 50; un articolo di settore del 2024 riferisce che sulle vincite il giocatore non deve nulla, con il prelievo a carico del concessionario. Quali marchi gestiscano oggi un exchange e con quali regole di commissione è una domanda che resta aperta; Betfair è descritta come la prima, con la concessione 16028.
Il rovescio della medaglia è che l’exchange non è una scorciatoia per chi non lo conosce. Puntare contro un evento richiede di capire che qualcuno sta prendendo l’altra parte, e che il prezzo che vedi è quello che un altro giocatore ha accettato. È un mercato, non un listino.
Il verdetto. Betfair serve un lettore specifico: chi ha già capito che il margine del bookmaker è un costo e vuole aggirarlo assumendosi il ruolo di controparte. Per chi cerca un’offerta guidata, la meccanica dell’exchange è più lavoro che vantaggio.
Lottomatica: quote in tempo reale e streaming per seguire il live
Concessione n. 16010, Goldbet Better Organization Italy S.p.a., sito Lottomatica. L’app per le scommesse sportive copre Serie A, Serie B, Champions League, Premier League, F1, MotoGP e altri eventi, con quote e risultati in tempo reale e streaming per scommettere live seguendo la partita in diretta.
La combinazione tra streaming e quote in tempo reale è il vero prodotto qui, non i campionati coperti, che sono quelli che qualunque operatore italiano di prima fascia elenca. Guardare la partita in streaming dentro il bookmaker mentre la quota si muove cambia il tipo di scommessa che si fa: il live diventa meno impulsivo e più informato, perché vedi esattamente quello che stai prezzando. È anche un modo più comodo di perdere: la sessione non finisce quando finisce la partita, perché la partita è dentro l’app.
La Formula 1 e la MotoGP completano un palinsesto che parla a chi scommette sugli sport motoristici, dove i mercati disponibili in Italia sono storicamente più stretti di quelli sul calcio.
Il verdetto. Lottomatica punta tutto sull’esperienza live: se la tua scommessa tipica la fai mentre guardi, con lo streaming nello stesso schermo, questa è la proposta che ti somiglia di più.
AdmiralBet: i limiti li imposti prima di giocare, e l’aumento aspetta sette giorni
Concessione n. 16048, Admiral Bet S.r.l., sito AdmiralBet. Il conto si apre con registrazione classica, caricando fronte e retro di un documento valido in formato .pdf, .jpg o .png, oppure con SPID di livello 2, che richiede anche un codice temporaneo OTP e importa i dati automaticamente.
La parte che rende questa scheda diversa dalle altre non è l’apertura del conto: è quello che l’operatore chiede subito dopo. In registrazione AdmiralBet domanda di impostare un limite massimo di ricarica, di spesa e di tempo di gioco su base giornaliera, settimanale e mensile. Non è un’opzione sepolta in un menu di gioco responsabile: è un passaggio della registrazione, e questo cambia la natura dello strumento. Un limite che devi decidere prima di conoscere la tentazione vale più di un limite che puoi impostare dopo averla sentita.
L’asimmetria tra riduzione e aumento è il secondo punto. Un limite ridotto ha effetto immediato, uno aumentato dopo 7 giorni. Sette giorni sono un’eternità per chi ha appena raddoppiato la posta dopo una serata storta, ed è esattamente il tempo che serve perché quella decisione non venga presa a caldo. La stessa logica governa l’autoesclusione, che nei termini passa da 30, 60 o 90 giorni — o a tempo indeterminato, con effetto su tutte le piattaforme di gioco online autorizzate in Italia — al nuovo quadro dal 1° febbraio 2026, che va da 7 a 270 giorni o è indeterminata.
Il verdetto. AdmiralBet mette la protezione nel percorso di apertura invece di lasciarla a chi la cerca, e il ritardo di sette giorni sull’aumento è il congegno più intelligente che ho trovato in queste condizioni contrattuali. Chi si conosce abbastanza da sapere che i limiti vanno fissati prima è il lettore che ci sta meglio.
Betsson: migliaia di eventi, pre-match e live, sui mercati che contano
Concessione n. 16027, Azzurri Limited, sito Betsson. L’app Sportsbook & Casinò offre scommesse pre-match e live su migliaia di eventi, con mercati come 1X2, Under/Over, Goal/NoGoal, marcatori e combo.
La lista dei mercati è quella canonica, e conviene dire perché non è un difetto. 1X2, Under/Over, Goal/NoGoal, marcatori e combo sono i mercati che la stragrande maggioranza dei giocatori italiani usa davvero; un bookmaker che li copre bene su migliaia di eventi pre-match e live fa il 95 % del lavoro che serve a quasi tutti. La scheda di Betsson è anche quella dove il profilo casinò-first si nota di più, e per un lettore che vuole solo scommesse sportive è un’informazione utile: il prodotto c’è, ma non è l’unico centro di gravità dell’offerta.
Il verdetto. Betsson è la scelta di chi vuole i mercati standard, coperti in larghezza e disponibili sia prima sia durante, senza cercare nicchie. Nessuna sorpresa e nessuna specializzazione: per un giocatore che punta il sabato pomeriggio su tre partite di Serie A è esattamente il profilo giusto.
Che cosa costa davvero giocare, quando il margine è dell’operatore
Prima di guardare i bonus vale la pena mettere sul tavolo il numero che li rende piccoli. Il margine del bookmaker non è una voce di contratto, non compare da nessuna parte e non è vietato da nessuna norma: è la differenza tra la probabilità implicita nelle quote e la probabilità reale dell’evento, e l’operatore se la tiene su ogni singola giocata. La quota è il prezzo al netto di quel costo.
Per capire l’ordine di grandezza, prendo un caso illustrativo, non una quotazione reale di nessun operatore: un mercato a due esiti offerto a 1,90 e 1,90. La somma delle probabilità implicite si calcola con 1 ÷ (1/1,90 + 1/1,90), che dà una quota di restituzione di circa il 95 %; il margine è il restante 5 %. In parole: su cento euro giocati su quel mercato, l’operatore ne restituisce in media circa 95 e ne trattiene circa 5, e questo accade prima ancora che la partita cominci. Il margine non è una tassa occasionale: è il prezzo d’ingresso, pagato su ogni schedina, su tutte le scommesse che farai, non solo sulla prima.
Il margine non è uguale su tutti i mercati. Il 5 % di un mercato a due esiti principali è un riferimento comodo, ma il prezzo di un risultato esatto o di un multigol incorpora quasi sempre un margine più alto, perché è più difficile da prezzare e perché ci giocano in pochi. È la ragione per cui un giocatore che migra dai mercati principali a quelli di dettaglio paga, senza accorgersene, un costo d’ingresso più caro.
Che cosa costa, in media, una serata di giocate
Ora il conto che interessa a chi ha un budget piccolo e non vuole illusioni. Prendo un esempio: un giocatore che sceglie in registrazione un limite di deposito di 100 € a settimana e lo gioca tutto una volta, su quel mercato a due esiti a 1,90 e 1,90 con il margine del 5 % appena calcolato.
Il costo atteso si ottiene applicando il margine al volume giocato: 100 € di puntate per il 5 % del margine fanno circa 5 €. È una stima statistica, non una previsione su di te: è il costo medio che quel volume di gioco produce quando il margine resta costante, assunto che il giocatore punti tutto il limite una volta a settimana. La banda realistica va da circa 5 € a settimana per chi resta sui mercati principali a due esiti fino a circa 8-10 € per chi sposta il proprio volume sui mercati di dettaglio, dove il margine è più alto e il costo atteso cresce con esso.
Su un anno, 5 € a settimana fanno circa 260 € di costo atteso su 5.200 € di puntate complessive. Non è una cifra che toglie il divertimento a chi gioca con criterio; è la cifra che spiega perché «giocare per recuperare» sia la strategia più costosa che esista, perché il margine si applica a ogni giro e non solo al primo. Nessuno di questi numeri dice quanto vincerai o perderai in una settimana specifica — una singola serata può finire in qualunque modo, e questa è la parte che i conti medi non catturano. Dice quanto costa il biglietto d’ingresso.
La tassa la paga l’operatore, e i bonus non cambiano il margine
Una confusione che trovo ogni volta che questo tema esce: la tassazione. In Italia l’imposta unica sulle scommesse sportive a quota fissa, disciplinata dall’art. 4 del D.Lgs. 23 dicembre 1998, n. 504, come modificato dalla legge di bilancio per il 2025, è del 20,5 % se la raccolta avviene sulla rete fisica e del 24,5 % se avviene a distanza, calcolata sulla differenza tra le puntate e le vincite; le scommesse a quota fissa sull’ippica pagano gli stessi valori, e le scommesse su eventi simulati pagano il 24,5 % della raccolta al netto delle vincite restituite. Una proposta contenuta nel «Decreto Sport» per portare le aliquote al 21 % e al 25 % non è entrata in vigore.
Chi paga quella imposta non è il giocatore: la paga il concessionario. Sulle vincite pagate da un concessionario ADM, la posizione riportata dalla stampa di settore è che non siano tassate in capo al giocatore e non vadano dichiarate, perché il prelievo avviene alla fonte. Non essendo una conferma ufficiale su una pagina dell’amministrazione finanziaria, la conclusione corretta per chi ha dubbi è consultare un commercialista. È una frase che nessuno vuole leggere in una guida, ed è la più onesta che si possa scrivere su questo punto.
Le vincite provenienti da siti non autorizzati o esteri sono un capitolo diverso e molto meno comodo. L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 141/E del 30 dicembre 2010, tratta le vincite online come «redditi diversi» ai sensi dell’art. 67, comma 1, lett. d, del TUIR, anche per i siti registrati o ospitati all’estero, tassabili secondo l’art. 69 del TUIR per l’intero importo ricevuto senza deduzioni; la lettura pratica è nessuna ritenuta e una dichiarazione nel Modello Redditi PF o nel 730. L’aliquota IRPEF applicata resta materia da chiarire con un professionista, e in ogni caso andrebbero dichiarate come redditi diversi secondo l’interpretazione dell’Agenzia delle Entrate; non è consulenza fiscale.
La norma che cambia tutto: pubblicità vietata, bonus legittimi
C’è una regola che rende il panorama italiano diverso da qualunque altro mercato regolamentato d’Europa, e che spiega perché i bookmaker con concessione parlino così poco di sé. Il decreto-legge 12 luglio 2018, n. 87 vieta qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse con vincite di denaro, su qualunque mezzo: manifestazioni sportive, trasmissioni televisive e radiofoniche, stampa quotidiana e periodica, pubblicazioni, affissioni e internet. ADM ha ricordato il testo il 28 febbraio 2024 nell’ambito di un comunicato stampa dedicato alla pubblicità di siti di gioco illegale, che costituisce reato.
La vigilanza è affidata all’AGCOM, con una sanzione pari al 20 % del valore della pubblicità e comunque non inferiore a 50.000 € per violazione. Il quadro è però in movimento, e vale la pena conoscerne i punti aperti. Nel 2025 l’AGCOM non ha registrato sanzioni per violazioni del divieto; il TAR Lazio, con l’ordinanza n. 15037 del 29 luglio 2025, ha rimesso alla Corte costituzionale la questione del minimo fisso di 50.000 €; due rinvii pregiudiziali alla Corte di giustizia dell’Unione europea sono pendenti, il C-421/24 sulla responsabilità delle piattaforme e il C-194/25 sulla necessità di notifica del divieto. È stata proposta, non approvata, una modifica della legge di bilancio per il 2026 che avrebbe rimosso il divieto per la pubblicità indiretta come gli sponsor: l’esito non risulta, e alla data di verifica il divieto è in vigore.
Il punto che interessa davvero al lettore è la distinzione che quasi nessuno fa: il divieto riguarda la pubblicità, non l’esistenza del bonus. Il «bonus di benvenuto» è il termine degli operatori, non una concessione pubblicitaria, e nessun tetto statutario all’importo del bonus né al requisito di giocata risulta previsto. Ammontare, rigioco e quota minima vengono quindi dai termini di ciascun operatore, che è l’unico posto dove leggerli.
Per questo lo stesso decreto fa eccezione per i messaggi di gioco sicuro e responsabile: la lettera l) dell’art. 3 promuove la pubblicità del gioco pubblico che serve il gioco sicuro e responsabile, e la lettera m) dello stesso articolo, insieme all’art. 15, comma 3, consente a un concessionario di diffondere messaggi sociali o di gioco responsabile che portano il proprio logo. Vale anche la pena ricordare l’obbligo informativo dell’art. 15, comma 2: ogni concessionario spende lo 0,2 % dei propri ricavi netti, fino a un massimo di 1.000.000 € l’anno, in campagne informative o di comunicazione responsabile su temi indicati da una commissione governativa. Il divieto di pubblicità non ha insomma svuotato il dovere di informare.
Siti inibiti e domini oscurati: che cosa rischia chi gioca fuori dall’elenco
Questa è la sezione che vale più di tutte le precedenti, perché è quella dove l’errore costa. Un sito senza concessione non è una variante dell’offerta legale: è un’altra cosa. E la differenza non si vede dalla homepage, che spesso è più curata e più generosa di quella di un concessionario.
Il quadro normativo è esplicito. L’art. 22, D.Lgs. 41/2024 prevede che ADM, con la Guardia di Finanza e Sogei, tenga la lista dei siti legali riferiti ai concessionari e quella dei siti inibiti, entrambe pubbliche sui siti di ADM e della Guardia di Finanza; i fornitori di servizi internet e i prestatori di servizi di pagamento che violano un ordine di ADM sono sanzionati da 30.000 € a 180.000 € per violazione. Lo stesso articolo prevede un regolamento, d’intesa con la Banca d’Italia, per impedire ai prestatori di servizi di pagamento di trattare denaro di gioco per conto di operatori privi di concessione; l’entrata in vigore di quella norma è un punto ancora da confermare.
ADM redirige i domini inibiti verso una pagina di avviso. Il blocco opera a livello di DNS e alcuni fornitori sono più lenti di altri; un provvedimento del 2025 ha portato il totale a 11.481 domini secondo la stampa di settore, gli aggiornamenti del 2026 ne aggiungono da decine a centinaia per volta, e i mirror ricompaiono nel giro di ore. Il risultato pratico è quello che in italiano si chiama «oscurati»: il sito non sparisce, si sposta.
La parte che riguarda direttamente il lettore è però un’altra, ed è scomoda. ADM, nel comunicato del 28 febbraio 2024, richiama la legge 13 dicembre 1989, n. 401, art. 4: la norma prevede l’arresto fino a tre mesi e un’ammenda per chi pubblicizza in Italia giochi, scommesse e lotterie accettate all’estero, e — questa è la frase da leggere con attenzione — «anche il partecipante alle scommesse organizzate da operatori non concessionari è sanzionato con ammenda e arresto fino a tre mesi». È la regola lato giocatore così come ADM stessa la enuncia. L’importo dell’ammenda e l’esistenza di procedimenti contro singoli giocatori non risultano, ma la norma esiste e non è una clausola pubblicitaria.
Accanto al rischio giuridico c’è quello pratico, che è più probabile e meno drammatico. Un sito non autorizzato non è collegato al RUA: chi si è autoescluso e apre un conto lì non è protetto da nessun registro. Non c’è vigilanza ADM sui suoi comportamenti, non ci sono gli strumenti di limitazione obbligatori dell’art. 15, comma 1, e non c’è la finestra di validazione del conto che un concessionario deve rispettare. E il foro competente, in caso di controversia sul saldo, è quello che il contratto straniero indica: quasi mai l’Italia.
Il confronto onesto, riassunto in una riga: un concessionario ADM porta il RUA, la vigilanza dell’Agenzia, gli strumenti di limite obbligatori e un domicilio legale italiano. Un marchio .com senza concessione non porta nessuna delle quattro, è soggetto al blocco DNS e, per come ADM enuncia la legge 401, espone il giocatore a una sanzione penale. I siti offshore che accettano giocatori italiani esistono e compaiono nei risultati di ricerca con licenze straniere che in Italia non hanno alcun valore: quella zona è descritta come non protetta, e chi ci entra lo fa senza rete.
Un’ultima nota sul linguaggio, che è anche un test di affidabilità. Il mercato continua a dire «AAMS», e la sigla non è sbagliata per uso comune: l’autorità oggi si chiama ADM, Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, e i documenti e le condizioni che contano usano quella sigla. Un operatore che scrive «AAMS» nella comunicazione promozionale e «ADM» nel numero di concessione sta semplicemente usando il linguaggio che il pubblico conosce. Un operatore che non scrive nessuno dei due sta usando un altro linguaggio ancora.
Domande frequenti
Come si verifica che un bookmaker abbia la concessione ADM?
Si consulta l’elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza pubblicato sul sito dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, si individua la riga del marchio e si annota il numero agganciato al dominio .it. Poi si aprono i termini del conto di gioco e si verifica che l’operatore dichiari lo stesso numero, lo stesso ente e lo stesso sito: AdmiralBet, per esempio, indica la concessione n. 16048.
Perché un bookmaker con concessione ADM usa un sito con dominio .it?
Perché la concessione è rilasciata per singolo sito, e l’elenco di ADM letto il 25 ottobre 2026 associa ciascuno dei 52 codici, da 16000 a 16051, a un indirizzo .it. Il dominio è quindi parte del titolo, non un dettaglio di marketing. Un marchio celebre che opera su un dominio estero sta semplicemente servendo un altro pubblico, non quello italiano autorizzato.
Che cos’è il RUA e come funziona l’autoesclusione?
Il Registro Unico degli Autoesclusi esiste dal 2018 e blocca ogni piattaforma di gioco online autorizzata in Italia, non solo il bookmaker presso cui si presenta la richiesta. La richiesta si fa dal portale ADM con SPID o presso un concessionario, dura fino a 270 giorni o è indeterminata, e blocca depositi, giocate e nuovi conti.
Quali limiti di deposito si impostano su un bookmaker con concessione ADM?
Il giocatore sceglie in registrazione un limite di deposito su base settimanale o mensile, e l’art. 15, comma 1, D.Lgs. 41/2024 aggiunge autolimitazioni su tempo, spesa e perdita e strumenti di autoesclusione anche per categoria di gioco. La modifica è asimmetrica: abbassare un limite vale subito, rialzarlo in genere richiede un’attesa, che da AdmiralBet è di 7 giorni.
Quali rischi si corrono su un sito di scommesse non AAMS?
Nessuna protezione del RUA, nessuna vigilanza ADM, nessuno degli strumenti di limitazione obbligatori e un foro competente quasi sempre estero. Il sito è soggetto al blocco DNS — i domini oscurati si contano a migliaia e i mirror ricompaiono in poche ore — e ADM richiama la legge 401, che sanziona il partecipante a scommesse organizzate da operatori non concessionari con ammenda e arresto fino a tre mesi.
Le vincite delle scommesse sportive sono tassate in Italia?
Sulle vincite pagate da un concessionario ADM il prelievo avviene alla fonte e la posizione riportata dalla stampa di settore è che il giocatore non le dichiari, perché l’imposta unica è a carico del concessionario; per un caso concreto conviene consultare un commercialista. Le vincite da siti esteri o non autorizzati sono invece trattate dall’Agenzia delle Entrate come «redditi diversi» da dichiarare, secondo la risoluzione n. 141/E del 2010.
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